Parole e silenzi dell’architettura
Abstract
Parole della classicitÃ
La Scuola di Architettura dell’Università Tsinghua di Beijing da sempre è di gran lunga la prima nella classifica di merito delle ventiquattro Scuole di Architettura cinesi. Avere rapporti con i suoi docenti è un obbligo molto ambìto per noi occidentali, ma anche per gli accademici cinesi delle altre ventitrè scuole. La sua sede è un edificio piuttosto moderno, di non grande dimensione, allineato sulla destra del gran viale d’ingresso della città universitaria. Entrandovi la prima volta ti accompagna un lieve senso di soggezione, mentre sei accolto da una gradevole hall rettangolare alta due piani, molto luminosa, le pareti bianche di intonaco. Se sei nuovo dell’ambiente, in quello spazio sosti certamente qualche minuto per orientarti o per attendere chi ti accompagni al tuo appuntamento. In quella breve attesa, girando lo sguardo intorno come in cerca di qualcuno dall’aspetto familiare, immancabilmente noti un modello al vero di una colonna ionica appoggiata alla parete di sinistra: un campione di Ordine classico riprodotto in cemento bianco, completo di tutte le sue parti: crepidoma, base, fusto, capitello, epistilio, fregio e cornice. Se sei un architetto italiano certamente ti avvicini ad esso e l’esamini come se ne fossi competente, mentre senti che la sottile soggezione si trasforma in un soddisfatto senso di superiorità culturale: guardi la base della colonna ed enumeri nella mente le sue parti – due tori separati da una la scotia. “Giustoâ€, pensi, “visto che l’ordine rappresentato ha anche il fregio sopra l’epistilio; si tratta della versione attica dell’Ordine che veniva dalla Ionia asiaticaâ€. E forse tra te e te continui con un certo sussiego: siamo nell’età di Pericle, dunque, quando i suoi architetti armonizzano sull’Acropoli ateniese gli Ordini delle diverse Elladi per significare l’unità delle stirpi greche sotto la guida di Atene. [continua]