Archives

  • Frammenti romani
    Vol. 14 No. 18 (2021)

  • 2019: L'ADC UNESCO-Chair "Sustainable Urban Quality" Series #6 Transitions. Rural Industrial Urban
    Vol. 6 No. 1 (2019)

    The Feltre-Belluno valley – “Valbelluna” in Italian (FEBEL here, for our initiative) – is part of the province of Belluno, one of the seven provinces of Veneto, the largest of these. The territory of the Province is almost all included in the Piave river basin. The river reaches the Adriatic Sea near Venice and has been the steadiest and oldest link in the Belluno area with the Republic of Venice. The river waters were in fact used to transport the magnificent trunks of beeches, firs and larches that populated – and still populate – the Dolomites, to the Arsenal of Venice, the splendid mountains that make the province of Belluno an alpine area of great environmental and cultural value. La valle di Feltre-Belluno – “Valbelluna” in italiano, (FEBEL per la nostra iniziativa) – fa parte della provincia di Belluno, una delle sette province del Veneto, la più grande tra queste. Il territorio della Provincia è quasi tutto compreso nel bacino idrico del fiume Piave. Il fiume raggiunge il mare Adriatico vicino a Venezia ed è stato il collegamento più saldo e più antico del territorio bellunese con la Repubblica di Venezia. Le acque fluviali furono infatti utilizzate per trasportare nell’Arsenale di Venezia i magnifici tronchi di faggi, abeti e larici che popolavano – e tuttora popolano – le Dolomiti, le splendide montagne che fanno della provincia di Belluno un’area alpina di grandissimo valore ambientale e culturale.   DOWNLOAD FEBEL 2030
  • Roma. Ancora Capitale d'Italia? / Rome. Still the Capital of Italy?
    Vol. 10 No. 14 (2019)

    La sorte di Roma, Capitale laica, grande città moderna, già da alcuni decenni sembra uscita dall’attenzione del governo centrale, per la cui istituzione essa tuttavia fu ideata. La coscienza civica delle popolazioni italiane pare ne abbia già espulsa l’immagine da ogni possibile disegno di migliore futuro. È, dunque, il tempo di discutere apertamente sul ruolo di Roma nei prossimi decenni, o nel prossimo secolo se ne abbiamo la temerarietà. Un po’ di freddezza “accademica” farà superare i veli del coinvolgimento politico e culturale. Forse ormai il problema non è quello del destino di Roma Capitale dello Stato, ma dello Stato unitario come lo conosciamo. Sembra quasi che i due progetti di Cavour “prima il Regno d’Italia del Nord, e poi quello unitario, Nord e Sud insieme “siano di nuovo in alternativa fra loro. Oggi il progetto del Nord pare spingersi verso una qualche realizzazione e il Sud sembra rivelare un’identità politica separata più di quanto si sia a lungo sperato. Saranno costretti, Nord e Sud, nel loro stesso interesse, a parlarsi “come già fanno” a trovare un accordo, a misurare la distanza possibile tra loro, a calcolarne costi e benefici. E nello iato tra le due Italie si accentuerà l’isolamento di Roma. Anzi, la sua inerme solitudine. The fate of Rome, a secular capital, a large modern city, seems to have come out from the attention of the central government for some decades, but it was conceived for its establishment. The civic conscience of the Italian populations seems to have already expelled the image from every possible design of a better future. It is therefore time to openly discuss the role of Rome in the coming decades, or in the next century if we have the temerity. A bit of “academic” coldness will overcome the veils of political and cultural involvement. Perhaps now the problem is not that of the destiny of Rome, the capital of the state, but of the unitary state as we know it. It almost seems that Cavour’s two projects “first the Kingdom of Northern Italy, and then the unitary one, North and South together” are again an alternative to each other. Today the Northern project seems to be moving towards some realization and the South seems to reveal a separate political identity more than has long been hoped for. North and South will be forced, in their own interest, to talk to each other “as they already do” to find an agreement, to measure the possible distance between them, to calculate their costs and benefits. And in the gap between the two Italys the isolation of Rome will be accentuated. Indeed, his helpless solitude. Lucio Valerio Barbera, Vieri Quilici  
  • Researches and Studies 2
    Vol. 9 No. 12-13 (2018)

    Come il precedente (L’ADC n. 11), anche questo numero doppio (L’ADC n. 12-13) raccoglie scritti inediti di diverso argomento e di diversi autori, sul grande e articolatissimo tema della città, del suo progetto, della sua architettura. I saggi pubblicati  rappresentano itinerari di ricerca in corso – e si tratta allora di parziali rapporti di ricerca – o da poco conclusi, inediti. Alcuni sono il prodotto della ricerca di giovani e studiosi architetti, sviluppati sulla radice delle proprie Tesi di Dottorato o di Laurea; altri rappresentano il frutto, finale o intermedio, di indagini filologiche e storiche, altri infine ci presentano le riflessioni e gli approfondimenti indotti da un viaggio di studi. Gli autori, anche questa volta, sono tutti architetti, appartenenti a generazioni ed a culture diverse. Il primo saggio – trascrizione dal vivo di una conversazione sull’argomento Tipologia e Forma. Da Mies van der Rohe (Weissenhof) agli architetti di Ostia antica (Case a Giardino), di Lucio Valerio Barbera – documenta, pur sempre provvisoriamente, una ricerca di lungo periodo dell’autore, presentata nei suoi diversi stadi, in lezioni universitarie (master e dottorato) o conferenze – spesso in università non italiane. La versione qui presentata è la più aggiornata, tuttavia provvisoria, ma ampiamente illustrata anche con  elaborati digitali 3D disegnati dell’autore stesso. Il tema di fondo è la permanenza dei comportamenti – antropologici – di generazione continua e “spontanea†di varianti tipologiche dal materiale edilizio pre-esistente che, nel tempo, modificano la città al variare delle condizioni culturali e tecnologiche. Su questo tema si innesta un secondo tema, quello del ruolo dell’architetto cui è affidato l’atto consapevole di estrarre dal tessuto “naturale†della città le innovazioni tipologiche più efficienti, di normarle e portarle a compimento come modelli progettuali tendenzialmente “universaliâ€. Il secondo scritto di William Simbieda, professore alla Cal Poly San Luis Obispo, qui presentato come secondo “step†aggiornato, di un primo saggio pubblicato sulla rivista “Focus 12â€, è un interessante documento di indagine antropologica, sociologica e urbana dalla quale emerge la irrinunciabile funzione delle tradizioni, dei simboli, dell’essenza ancestrale rappresentati nel Jizo, per dare senso, significato, completezza spirituale agli spazi pubblici e di vita della città orientale contemporanea, in particolare di Tokyo. Seguono alcuni scritti che rappresentano: sintesi dalle tesi di dottorato, rispettivamente, The Monadnock Building, Un edificio-manifesto nel crocevia di sperimentazioni tecniche e costruttive di Valentino Danilo Matteis (XXX ciclo), La Città del Sapere: l’Istituto di Botanica di Giuseppe Capponi presentato da Teresa Rossini (XXXII ciclo), e Informal Housing in Shanghai di Jiahui Diao (dottorando della Shanghai Jiaotong University); le rielaborazioni ed alcuni approfondimenti progettuali e di ricerca sviluppati durante l’elaborazione della tesi di laurea come Oltre il prototipo nulla. Evoluzioni e fallimenti nella prefabbricazione modulare di Matteo D’Emilio (XXXII ciclo) e Vestmann di Andrew Iacobucci (architetto e artista). Teresa Pagano (XXXIV ciclo) con lo scritto Il Modello BIM: una copia reale del progetto, mette a punto alcune analisi avviate a partire da corsi post laurea, e approfondite in seminari di studio del dottorato di ricerca condivisi con il collegio docenti del dottorato DRACo, in Architettura e Costruzione della Sapienza Università di Roma. Doaa Fihri Fassi – studentessa marocchina Erasmus alla Sapienza Università di Roma – con Architecture in the hands of amateurs, Can architecture be governed by and for society e Ricardo Magnani Garsia – studente Erasmus brasiliano alla Sapienza Università di Roma – con Parametricism ups and downs, rielaborano una sintesi del lavoro svolto nel corso Theory of the Contemporary Research in Architecture tenuto da Anna Irene Del Monaco nell’a.a. 2018-2019, nel quale si propose come tema seminariale d’anno il tema: The impact of low cost technology in the ordinary architecture. Il contributo di Anna Irene Del Monaco Design of Cities at the time of resilience and climate change. Experiments in Rome and Puerto Rico looking at Africa, fa il punto su alcune esperienze progettuali e didattiche sviluppate in paesi profondamente diversi, dimostrano la trasferibilità dei risultati ottenuti oggi nel progetto di architettura fra contesti diversi. Infine, la ricerca di Dina Nencini sugli edifici destinati alla funzione carceraria, già sviluppata dall’autrice per la presentazione di una domanda ERC Consolidator nel 2013, documenta l’interesse per un tema complesso e difficile, che la studiosa intende sviluppare con un obiettivo doppio: censire i casi problematici e i casi di successo, in Italia e nel mondo, ed indagare gli standard di abitabilità delle celle e degli spazi comuni per migliorare le strutture carcerarie nuove ed esistenti, tenendo sullo sfondo la lezione di Giorgio Agamben che si domanda se sia possibile per l’architetto progettare l’inabitabile. L’indagine si inquadra nel più ampio tema contemporareno rivolto al patrimonio edilizio esistente, soprattutto quello le cui tipologie sono state destinate a funzioni specialistiche e che oggi affrontano condizioni di obsolescenza e dunque la necessità di essere “ripensatiâ€, “reinventatiâ€.
  • L'ADC UNESCO-Chair "Sustainable Urban Quality" Series#5 (eng) Mountainous Human Settlements in Guizhou
    2018

    The research presented in this book examines Guizhou ethnic minority settlements located in the eastern part of Yunnan-Guizhou Plateau, in the southwest of China. The specificity and the relevance of these settlements, therefore, refers to a combination of anthropological, architectural, environmental issues. Guizhou is a province of ethnic groups since thousands of years engaged in farming or semi-nomadic production. These ethnic minority settlements were self contained and balanced communities which gradually developed their own specific and unique culture of farming, settling and inhabiting. As many precious and valuable historical human settlements still standing around the world, whose architecture and urban features are not easily replicable for culture, skills, social and economic conditions, the Guizhou ethnic minority settlements are tangible architectural heritage  including intangible values experiencing high risks due to their unavoidable physical decay, demography, urban development pressure. Zhou Zhengxu grew up as a early-stage scholar in a very unique and outstanding academic environment, the Institute of Architectural and Urban studies of Tsinghua University, founded and raised by prof. Wu Liangyong, the most eminent living Chinese modern architect and scholar, gathering the most competitive scholars in the field of urban design and planning of China.   Contents Foreword by Anna Irene Del Monaco The endless and essential lesson from historical human settlements Chapter 1 A Review on Settlement and Architecture of Guizhou Mountainous Minority Groups 1.1 Review on Major Study Stages 1.2 Dwellings and settlements: two major research topics 1.3 Multidisciplinary Research on settlements 1.4 Reflections and attempts on the development of settlements of minority groups 1.5 Summary Reference   Chapter 2 Discussion on the Object, Method and Key Issues 2.1 Introduction 2.2 Sorting out entirety: what is the holistic space of the mountainous minority settlements in Guizhou? 2.3 Formation Exploration: temptation to reconstruct the history of the formation and evolution of settlements 2.4 Problem Consciousness: The constant focus on the core problems in construction of settlements in historical situation 2.5 Conclusion Reference   Chapter 3 Case of Buyi Settlements in Baishui Valley, Biandan - Mountain Area 3.1 Introduction 3.2 Prerequisites: huge survival pressure 3.3 Formation: settlement space in response to survival pressure 3.4 Evolution: the development and adjustment of settlement space 3.5 Conclusion Reference   Chapter 4 Case of Miao Settlements in Taoyao Valley, Leigong - Mountain Area 4.1 Introduction 4.2 Migration and settling down 4.3 Construction of Settlement Space corresponding to the livelihood mode of the mountainous rice-cultivation agriculture 4.3 Miao ethnic group settlements in the Taoyao River basin 4.5 Conclusions and Discussion Reference   Chapter 5 Case of Dong Settlements in Duliu Valley, South - Dong Area 5.1 Introduction 5.2 Survival, Migration, and Site Selection 5.3 River Valley Plain Settlements: Establishment of the Basic Pattern of “mountain-water-paddy field-woods-village†5.4 mountian valley flat and mountainside slope settlements: transformation, shifting, and optimization of the basic pattern 5.5 Research Results and Discussion Reference Afterword by Anna Irene Del MonacoPost-rural south. Countryside s.h.i.f.t. [Silicon. Heritage. Immigration. Food. Transports]. A brief research proposal for Southern Italy.  
  • Researches and Studies 1
    Vol. 8 No. 11 (2017)

    Questo numero raccoglie scritti inediti di diverso argomento e di diversi autori. Gli autori, tutti architetti, appartengono a generazioni e a culture anche molto distanti tra loro. Ciò che li unisce è sentire ed essere partecipi, tutti – ciascuno con il suo ruolo e la sua diversa “professione†– del grande e articolatissimo tema della città, del suo progetto, della sua architettura. Gli scritti che presentiamo in queste pagine, diversissimi tra loro, tuttavia sono il frutto di ricerche, riflessioni, proposte – in corso o da poco concluse – mai pubblicate. La loro raccolta in un unico numero della nostra rivista ha lo scopo di contribuire ad animare e ad aggiornare lo stato della discussione – anzi, delle discussioni – sul problema del ruolo dell’architettura e dell’architetto nel nostro tempo; che è tempo di reale difficoltà e di profonde disaffezioni.   Nel primo scritto Wu Liangyong. An interview by Lucio Valerio Barbera – firmato da Wu Lianguong, il più importante architetto moderno cinese vivente – il Maestro Wu, fondatore della Facoltà di Architettura della Tsinghua University di Pechino, ricompone la sua vicenda biografica e, per mezzo di essa, indirettamente, la vicenda fondazione della scuola di architettura moderna in Cina. Attraverso il suo itinerario di formazione – che si svolge prima, durante e dopo la rivoluzione di Mao Tse Dung – iniziando dal momento fondativo del Department of Architecture della Tsinghua University, proseguendo con il periodo di formazione professionale e accademica negli USA, passando per il momento del passaggio di consegne ricevute da Liang Sicheng – il fondatore dell’architettura moderna in Cina – viviamo dalle sue stesse parole la fase di avviamento e di costruzione di un nuovo sistema culturale ed istituzionale. Il contributo, trascritto a partire da una intervista condotta da Lucio Barbera nel novembre del 2017, è reso dall’autore in forma di narrazione autobiografica strutturato per fasi cronologiche. Segue la pubblicazione inedita di un’indagine di Lucio Valerio Barbera sulla genesi del quartiere Prati delle Vittorie a partire dalla vicenda della progettazione e della realizzazione del Deposito Atac di Piazza Bainsizza inteso come nodo funzionale essenziale della rete di trasporto pubblico che sostenne lo sviluppo di Roma nella sua fase di più razionale crescita funzionale, civile, demografica. Il rapporto di ricerca su Il deposito Vittoria dell’Atac a Piazza Bainsizza nel Quartiere Delle Vittorie di Roma studia e presenta, infatti, quella ormai semi-utilizzata struttura del trasporto pubblico come parte integrante del più riuscito esperimento di architettura urbana a Roma tra le due guerre, voluto e messo a punto da Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni. In questo quadro emerge il ruolo, apparentemente più sommesso, in realtà decisivo, svolto dal programma per la realizzazione di un adeguato sistema cittadino di trasporto pubblico. Il testo di Giancarlo Ferulano, L’architetto nell’amministrazione pubblica, è la testimonianza importante e analitica dell’esperienza di un vero architetto come “quadro†della pubblica amministrazione di una grande città come Napoli con compiti di grande responsabilità nei processi di pianificazione e di gestione della città. L’analisi proposta da Ferulano si svolge nell’arco di circa un ventennio (anni Settanta-Novanta) della storia urbana di Napoli, città complessa e, per molti aspetti, estrema. Il contributo di Iacopo Benicampi, La condizione post-barocca, agile, ma densissimo, saggio prettamente storico, esplora questioni che sembrano tuttavia parlare direttamente della attuale condizione dell’architetto. Egli così scrive della condizione dell’uomo post-barocco: “continuamente e complessivamente sempre in bilico fra antichi reclami di universalismo e il provincialismo del proprio status quo, raziocinante ed emotivo, idealista e opportunista, ambizioso di stare più avanti del proprio tempo seppure, in verità, nessuno poteva anticipare il futuro, perché nessuno lo conosceva.†La proposta di ricerca di Lucio Valerio Barbera, Digital Nolli: 3D representation (digital model) of Gianbattista Nolli’s Map of Rome “La Nuova Topografia di Roma†(1748), si rivolge all’ampissima platea internazionale interessata a quell’incomparabile monumento di scientifica rappresentazione urbana, per coinvolgere istituzioni pubbliche e private nel progetto di costruire – per mezzo della tecnologia informatica – la realtà virtuale, accurata in profondità ed esplorabile a diverse scale, del corpo “sensuale†di Roma all’apice del suo sviluppo rinascimentale e post rinascimentale. Lo studio di Anna Irene Del Monaco sugli architetti europei nel Mediterraneo allargato, European Architects in Africa, in the Near and Middle East, from 1947 to the end of the twentieth century. Legacy and future perspectives, apre un punto di vista inedito su quegli anni di pratica professionale, in particolare dagli anni Cinquanta-Settanta, nei quali ad esempio, i modelli architettonici italiani, le idee italiane di città, le concezioni strutturali italiane attraversavano il Mediterraneo sospinti dalle positive visioni di politica internazionale del secondo dopoguerra, sostenute da Stati illuminati sulle due sponde del mare. Si tratta di un’eredità che deve essere riletta in modo più articolato e complessivo: non si tratta di ripercorrere le vicende di architetti di merito e di fortuna personali. Si tratta, invece, di mettere in luce il tessuto di soggetti pubblici e privati impegnati in azioni promosse per attuare il passaggio e l’adattamento di più efficienti modelli di civiltà tecnologica e di più umanistica cultura progettuale (Transnational Urbanism, lo chiamano alcuni studiosi) investendo nel futuro di nazioni più svantaggiate e creando, allo stesso tempo, lavoro per i propri tecnici e operatori culturali.    
  • L'ADC Monograph Series#4 (ita): Osservazioni sulle Corrispondenze fra la composizione in Musica e in Architettura
    2017

    lineamenti per un progetto didattico Se indagate contemporaneamente allo specchio musica e architettura permettono di rilevare e discernere questioni che solitamente sollecitano la ricerca di analogie, similitudini, comparazioni, cercando le quali si finisce per imbattersi per lo più in significative e insuperabili differenze. Dalle osservazioni sulle corrispondenze fra la composizione in musica e in architettura, soprattutto sul senso dell’esecuzione, sulle potenzialità espressive degli strumenti, sulla sperimentazione relativa ai materiali, sull’affinamento dei linguaggi – ricorrendo anche ad inevitabili forzature –, possono emergere punti di vista inediti, ma significativi per riconsiderare il percorso che l’evoluzione dell’espressività ha compiuto nei rispettivi ambiti di interesse. In particolare, ci sembra interessante approfondire il rapporto strumento-linguaggio – intesi in senso strutturale – con l’intento di cartografare percorsi interpretativi rivolti al futuro, che superino i luoghi comuni, gli stereotipi attorno all’idea di stile ideologicamente intesi e più o meno storiograficamente radicati. Ed esplorare, da un lato quanto gli strumenti, perfino più dell’invenzione artistica, abbiano condizionato e indirizzato l’evoluzione del linguaggio. E, di contro, quanto la ricerca attorno al linguaggio abbia sollecitato le trasformazioni ed il perfezionamento degli strumenti. 
  • L'ADC UNESCO-Chair "Sustainable Urban Quality" Series#2 (eng) - Hangzhou
    2017

    Title: Hangzhou: from Song Dynasty Capital to the Challenge of Cultural Capital in Contemporary China
  • Public Space and an Interdisciplinary Approach to Design (eng)
    Vol. 7 No. 10 (2017)

    The crisis of contemporary public space is a question of interest to all architects.The economic, social and cultural crisis, in particular affecting the entire European continent, is clearly and originally reflected in the public spaces of our cities, more and more of which are now considered "heritage". Beyond the phenomenon of "non-places" - always the work of the private sector - and considering the contraction in public spending and proposals, of interest here is the investigation of the growing number of manifestations of the bottom-up generation/transformation of public space. This approach clearly exposes the new demands related to uses and forms, but above all the crisis of architectural culture when speaking of its design. They include the reappropriation, by society, of abandoned spaces; the ecological/agricultural use of residual areas; the spontaneous configuration of undesigned, temporary and anonymous public spaces; phenomena of public art and urban activism that are often the result of the geolocalised network. Public space and the public realm, due to their original facets, are once again a theme of interest for architects, but also for philosophers, sociologist and anthropologists (J. Habermas, D. Innerarity, Z. Bauman, M. Augé), as complex "spaces" to be decomposed. Hence, a few questions: Does the analysis of public space and an approach to design, in a reality that considers a different concept of "public" than that of the past century comport a new way of looking? A new urban-architectural nomenclature? An interdisciplinary approach to design?
  • Spazio pubblico e approccio interdisciplinare al progetto
    Vol. 7 No. 10 (2017)

    Autore (a cura di): Ettore VadiniISBN: 9788868129958
  • L'ADC Monograph Series#3 (ita): Modernità Postantica. La Palazzina Furmanik di Mario De Renzi
    2016

    Il Medianum della Casa di Giove e Ganimede (II sec. d.C.), tornato ad una concezione introversa della dimora, diventa per l’architetto adrianeo che ne fu autore uno spazio difï¬ cile e nuovo, da indagare progettualmente perché non canonico – come era invece l’atrio della Domus classica. Ne nasce uno spazio impuro e ambiguo, affascinante per un architetto davvero moderno come Mario De Renzi. Egli, basando il progetto Furmanik sui principi del Medianum si trova in una condizione altrettanto, se non più difï¬cile di quella dell’architetto della Casa di Giove e Ganimede. Il modo di vivere moderno non sopporta  la scarsità di luce di molti spazi d’uso della dimora antica. Dividendo il Medianum in due parti, in quella esterna De Renzi raggiunge agevolmente l’obbiettivo di ricreare lo spazio uniï¬cato, indifferenziato e luminoso suggerito dalla case a Medianum. Ma egli comprende che alla parte più interna del suo Medianum è afï¬data la maggiore innovazione, quella di trasformare il cosiddetto “connettivo di servizio†dell’abitazione razionale nello spazio fondamentale per la vita interiore del nucleo famigliare. Per questo ne elabora due varianti: la prima ancora troppo soggetta ai vincoli della divisione delle funzioni e dei percorsi, la seconda (forse progettata per prima) dilatata e coinvolgente in profondità ogni spazio vitale dell’abitazione. Quasi dieci anni dopo l’esperienza della Furmanik, nel 1947, De Renzi affronta di nuovo il tema dell’alloggio signorile con un progetto non realizzato a Roma, in Via Martelli. Si tratta di una palazzina classica, quattro piani più attico arretrato, ma con un solo appartamento a piano. Mario De Renzi sembra ricominciare dove aveva lasciato il progetto Furmanik; si applica con grande determinazione alla ricerca sullo spazio interiore della casa, la parte interna del suo Medianum, non risolta perfettamente nel progetto Furmanik.
  • The Architecture of the foundation cities - 1
    Vol. 5 No. 8 (2016)

    The idea of the ‘foundation city’ belongs to a field of study that is practically unlimited in scale, and which ranges from the origins of urban civilisation to classical times, through the Medieval and the Renaissance to the present day. The field involves several different disciplines, from political and social history to archaeology, anthropology and in some cases even astrology. The idea of the foundation city is in direct contrast with that of the ‘ideal city’ which has a specific association with the concept of utopia.In practical terms, the foundation of a city represents a discontinuity (known as a ‘catastrophe’ in philosophy) with respect to the constant progressive transformation of settlements. In ancient times city-foundation was bound up with the myth of a founder-progenitor of a settled community, while in more recent historical contexts, cities were founded for reasons of necessity, following a natural disaster or due to economic or political upheavals. During the 20th century there were radical changes in the relationship between city and territory, along lines that responded to various objectives, where foundation cities became true driving forces for growth. One only needs to think of the changes that took place in territories colonised by Europeans, and in the thirties, the internal colonisation of North America or the socio-economic planning of the Soviet Union, let alone the wholesale reclamation of the Pontine marshes by the Fascists in Italy.What is different about the idea in modern times is the importance that is given to the authorship aspect of the foundation city, which bestows a prevalent architectural form on the new spatial organisation of the city.We need therefore to address the question of whether the formal specifics of the foundation city are such as to make them enduringly recognisable and interpretable according to their original meaning outside the actual act of foundation, in the subsequent phases of their growth and transformation. Il tema della “Città di fondazione†rientra in un campo di studi di dimensione pressoché illimitata, che in Antico va dalle origini della civiltà urbana all’età classica e medievale e in epoca storicagiunge al Moderno. Si tratta di studi che appartengono a diverse discipline, dalla storia politico-sociale all’archeologia, all’antropologia e per certi aspetti persino all’astrologia. Lungo tale intervallo di tempo il tema si confronta con quello della “Città ideale†che possiede tuttavia distinte specificità, riconducibile alla sfera utopico-poetica. Se è vero comunque che la fondazione di una città costituisce sempre un momento di discontinuità (filosoficamente una “catastrofeâ€) nel flusso continuo delle trasformazioni insediative, si tratta allora di individuarne le “ragioniâ€. In Antico la fondazione si confonde con il mito del fondatore-capostipite di una comunità insediata, in epoca storica le ragioni si riconducono sempre ad uno stato di necessità, dovuto vuoi a calamità naturali, vuoi a trasformazioni sopravvenute nel sistema economico-politico. Ciò che invece distingue il fenomeno in età moderna è la decisione di dar vita in forma di Città ad una nuova organizzazione socio-spaziale, ed in essa si individua sempre l’aspetto autoriale dell’operazione fondativa. Le ragioni sono più precise e si traducono direttamente in modelli rispondenti ad obiettivi rispetto ai quali la città diventa il vero e proprio motore della trasformazione. In architettura si tratta di rispondere al quesito se esiste una specificità formale delle città di fondazione, ovvero simbologie e caratteri specifici dell’organizzazione spaziale che le rendano riconoscibili anche oltre l’atto fondativo. Nel passaggio tra XIX e XX secolo si sono avute radicali trasformazioni nel rapporto tra città e territorio e contemporaneamente ri-organizzazioni strutturali delle città capitali. Le trasformazioni hanno riguardato i territori oggetto della colonizzazione europea e negli Anni Trenta della colonizzazione interna nord-americana come della pianificazione economico-sociale sovietica e della bonifica integrale del territorio pontino ad opera del fascismo italiano.
  • L'ADC UNESCO-Chair "Sustainable Urban Quality" Series#3 (eng): Urban Waterways
    2016

    Urban Waterways: Evolving Paradigms for Hydro-based UrbanismsThe book investigates the environmental, cultural, and economic future of cities on the water in the 21st century.  Collected here are urban projects across the globe from 15 cities on 5 continents representing not only the complexities of urban life in the face of environmental concerns, global economic shifts, waste and energy management, and post-industrial legacies but also new thinking and practices that are emerging from a reconsideration of the value of hydro-based urbanism through a recalibration of our settlement patterns. Contexts range from coastal cities to cities associated with river, lake and wetlands ecologies and offer strategies from retrofitting and recovery to imagining new cities on the water.Although each of these urban projects proposes site specific responses that are locally relevant and respond to the city’s distinctive landscapes, they are also linked through their reconceptualization of a land and water dialogue and in the manner in which they tap into the broader spectrum of what portunism that suggests alternative directions and visions for our urban futures. The congress was held in Durban South Africa.
  • Orders in Architecture. Vitruvius's Migration (eng)
    Vol. 4 No. 7 (2015)

    Author (edited by): Ludovico MicaraAfter the L'ADC n.6/2015 "ORDERS IN ARCHITECTURE. Do Architectural Forms Have a Meaning?" L'ADC launches a second call for papers on the issue ORDERS IN ARCHITECTURE. Vitruvius' Migrations edited by Ludovico Micara.
  • Gli Ordini in architettura. Le forme architettoniche significano? (ita)
    Vol. 3 No. 6 (2015)

    ORDERS IN ARCHITECTURE. Do Architectural Forms Have a Meaning?The issue of the “orders†in architecture covers an extremely vast field of theories, studies and design experiences that have all been developed in the framework of the architectural thinking of the Western tradition.The classical architectural orders established a stylistic canon, a code, and a language as well, in order for architectures to speak, to transmit and to signify.Generally speaking, the core issue is the creation of meanings through architecture.In this view, a major vehicle of sense has not just been the experience of architectural orders, but rather their transgression, their variation, up to the extreme end of disorder. Following Ludovico Quaroni, “The Greeks, the Etruscans, the Romans, the architects of the Romanesque, Renaissance, Baroque, Classicism made use of the orders to design as many architectures, and these were different, and even opposite one versus the otherâ€â€¦.“The orders were only components of the architectural design, that is, elements drawn from manuals that could be used and transformed in relation to the various syntactic contextsâ€1.The issue of the architectural orders is therefore a partial answer to a broader question, skilfully phrased in 1886 by the twenty-two years old Heinrich Wölfflin in the introduction to Prolegomena zu einer Psychologie der Architektur2, his inaugural dissertation at the Faculty of Philosophy of Munich University: “How it is possible that architectural forms are an expression of soul, of a Stimmungâ€?Therefore, the question is: is it still possible today to refer to the communicative resources of the architectural orders for creating meanings through architecture?1 L. Quaroni, Progettare un edificio. Otto lezioni di architettura, Gabriele Mazzotta editore, Milano 1977, p. 215.2 H. Wölfflin, Prolegomena zu einer Psychologie der Architektur, 1886. French edition : H. Wölfflin, Prolégomènes à une psychologie de l’architecture, introduction by Bruno Queysanne, Editions Carré, 1996.GLI ORDINI IN ARCHITETTURA. Le forme architettoniche significano?Il tema degli “ordini†in architettura copre un campo vastissimo di teorie, studi ed esperienze progettuali, declinate prevalentemente nel pensiero architettonico della tradizione occidentale.Ma gli ordini architettonici classici hanno costituito anche un canone, un codice e un linguaggio perché l’architettura parlasse, si trasmettesse e producesse significati.Quello che qui veramente interessa è la ricerca di produzione di significato attraverso l’architettura.In questo senso gli ordini, ma soprattutto la loro trasgressione o variazione, sono state uno strumento fondamentale. Cito Ludovico Quaroni: “Gli ordini sono serviti ai Greci, agli Etruschi, ai Romani, ai romanici, agli architetti del Rinascimento, del barocco, del classicismo per fare altrettante architetture, una diversa dall’altra, una in opposizione, spesso, all’altraâ€. E ancora: gli ordini “erano solo ‘componenti’ delle progettazione, cioè elementi che si prendevano pari pari dal manuale per usarli poi in modo del tutto libero, in quei contesti sintattici, di cui i manuali non hanno mai parlato, ovvero erano elementi che si prendevano per lavorarci sopra e trasformarli così in una cosa diversa da quella che ‘insegnava’ il manualeâ€1.Il tema degli “ordini†quindi è una risposta parziale ad una domanda molto più ampia magistralmente espressa da Heinrich Wölfflin nella prefazione ai suoi Prolegomeni a una psicologia dell’architettura2, scritto nel 1886 dall’autore appena ventiduenne come dissertazione inaugurale alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Monaco: “come è possibile che delle forme architettoniche siano espressione di un’anima, di una Stimmungâ€?Dunque il problema è questo: è ancora possibile oggi prendere in considerazione le risorse comunicative degli ordini architettonici per produrre significati attraverso l’architettura?1 L. Quaroni, Progettare un edificio. Otto lezioni di architettura, Gabriele Mazzotta editore, Milano 1977, p. 215.2 H. Wölfflin, Prolegomena zu einer Psychologie der Architektur, 1886. Edizione francese: H. Wölfflin, Prolégomènes à une psychologie de l’architecture, introduction de Bruno Queysanne, Editions Carré, 1996.
  • Orders in Architecture. Do Architectural Forms Have a Meaning? (eng)
    Vol. 3 No. 6 (2015)

    ORDERS IN ARCHITECTURE. Do Architectural Forms Have a Meaning? The issue of the "orders" in architecture covers an extremely vast field of theories, studies and design experiences that have all been developed in the framework of the architectural thinking of the Western tradition.The classical architectural orders established a stylistic canon, a code, and a language as well, in order for architectures to speak, to transmit and to signify.Generally speaking, the core issue is the creation of meanings through architecture.In this view, a major vehicle of sense has not just been the experience of architectural orders, but rather their transgression, their variation, up to the extreme end of disorder. Following Ludovico Quaroni, “The Greeks, the Etruscans, the Romans, the architects of the Romanesque, Renaissance, Baroque, Classicism made use of the orders to design as many architectures, and these were different, and even opposite one versus the otherâ€â€¦.“The orders were only components of the architectural design, that is, elements drawn from manuals that could be used and transformed in relation to the various syntactic contextsâ€1.The issue of the architectural orders is therefore a partial answer to a broader question, skilfully phrased in 1886 by the twenty-two years old Heinrich Wölfflin in the introduction toProlegomena zu einer Psychologie der Architektur2, his inaugural dissertation at the Faculty of Philosophy of Munich University: “How it is possible that architectural forms are an expression of soul, of a Stimmungâ€?Therefore, the question is: is it still possible today to refer to the communicative resources of the architectural orders for creating meanings through architecture? 1 L. Quaroni, Progettare un edificio. Otto lezioni di architettura, Gabriele Mazzotta editore, Milano 1977, p. 215.2 H. Wölfflin, Prolegomena zu einer Psychologie der Architektur, 1886. French edition : H. Wölfflin, Prolégomènes à une psychologie de l’architecture, introduction by Bruno Queysanne, Editions Carré, 1996.
  • L'ADC UNESCO-Chair "Sustainable Urban Quality" Series#1 (eng) - Asmara, an urban history
    2014

    This publication defines the culmination of a doctoral thesis, focusing on the urban history and development of the city of Asmara (Eritrea). The thesis had been written with the aim of tracing the history of the urban evolution of the city of Asmara in order to identify its morphology which had beengenerated by both planned and unplanned urban spatial development. The first part of the book discusses the urban development knowledge of Asmara before 1941, in a historical and logical discourse, within an analytical framework comprising the following components: population, geography and history of the place. However, the main focus of this study is the second part which connects the colonial development of the city with the contemporary form, from 1941 to 2005. Asmara was generatedat the beginning of 1500 A.D.,emerging from the union of four villages that was collectively known as Arbatè Asmera and the city started to develop as an urbanized settlement since the end of the nineteenth century A.D. From about the year 1893 the bulk of the city developed along the infrastructure and urban planning principles of the Italian colony administration. During the said administration urban planning in Asmara had been closely related to that of Italian cities and to those urban features and principles of Western urban planning. At the end of Italian colonialism in April ‘41 Eritrea fell under British administration which reigned until 1952, during which time there were no processes of any urban planning despite the city continuing to grow organically. This situation persisted even during the years of Federation (1952-1962) and annexation (1962-91) in Ethiopia. In order to understand the development of an organic urban plan of the city during the recent past decades, reference must be made to the beginning of the 70s during which time a new Master Plan for Asmara was conceptualised and developed by the Siena-based architect, Arturo Mezzèdimi. The Town Plan of the Mezzèdimi Firm therefore represented the last comprehensive plan for the city of Asmara. The thesis concludes by establishing the origins and precursors to the contemporary city of Asmara. It was found that urban development planning was stagnant during the subsequent three decades following the 70s and any new planning would only start to materialise in the year2005, primarily through the initiatives of the Government of Eritrea and international consulting firms. This realised the development of “The Strategic Urban Development Plan, and the Identification of Priority Projectsâ€documentwhich was accompanied by a Strategic Plan and an outline of Urban Planning Regulations. These documents were sourced and their respective contents synthesised in order toinform a true general plan of the entire Greater Asmara Area thereby representing the new beginning of the city. The historic links in the evolution and development of the city of Asmara, in Eritrea, is thereby established.   Like any city, Asmara, a young city even by the standards of young African capitals, is a stage set where the drama of history has unfolded in the most intense and eloquent manner. The territory of Asmara stands at the edge of a space of almost mythical civilisations, ancient religions and proud empires. It is also a natural acropolis in the vastness of Africa, an astoundingly high crest that looks down from above on the coast of the “Eritrean†sea, coming to a halt where the Afar Rift expands and, year after year, rips into the heart of Africa where lions and gnus still roam free. However, in its body, and thus in its history, Asmara is also a fragment of Europe, imported atop the undulating highlands of Hamasien by the presumption of the most fragile and thus most presumptuous of colonial nations: Italy. Less than 130 years later history appears to have intentionally concentrated a host of events, projects, interests, delusions, conflicts and hopes in Asmara that, within the vaster expanses of historical time could have filled dozens of centuries. These metamorphoses were similar to immense waves lapping at a resistant soil, introducing and withdrawing diverse foreign armies, peoples, languages and cultures; and adversities. The results of so much labour have forged the identity of Eritrea, jealously defended for decades, and jealously guarded to this day. Looking carefully in libraries, among printed works dedicated to particular aspects of this identity – numerous and some very important – it is impossible to find a history of Eritrea that is scientifically complete and up to date. This is a serious shortcoming. Yet everything has remained impressed upon the land and, even more eloquently, on the city, on the face and limbs of Asmara. Hence the reconstruction, like that made by the author of this book, of the difficult process of planning the city signifies not only restoring, similar to an animation, the history of the complex growth of an urban organism. Lucio Valerio Barbera UNESCO Chairholder in “Sustainable Urban Quality and Urban Culture, notably in Africaâ€, Sapienza Università di Roma At the end of the Thirties, from Naples to Massawa (the ‘Port of Empire’, since 1890 an important commercial base and natural access point for anyone wishing to reach Asmara and the Eritrean uplands), the voyage took five days; from the port one could reach the capital of the Colony by train, on an intrepid mountain railway, or by a motor road, Road n° 1 from Dogali – Asmara was only 120 km away. If one wanted to make the journey by air, it took three and a half days, thanks to the ‘Empire Line’, which involved taking a seaplane from the Carlo Del Prete base in Ostia to Benghazi in Libya, and then a plane to the Umberto Maddalena Airport in Asmara, with stops at Cairo, Wadi Haifa, Khartoum and Càssala, on the Sudanese border. And right next door to the Airport stood the Teleferica Massawa-Asmara, an extraordinary cableway for transporting goods up on to the plateau, at a height difference of 2,326 metres; the cableway had been built in two years, between 1935 and 1937, and at a length of 75 km, was the longest industrial cableway system in the world. It could move in one day the equivalent of thirty train loads, but it was at its full operational capacity for only a few years: in 1941 it was damaged in the war with the British, and ten years later, when Eritrea became a British Protectorate, it was unexpectedly decided to dismantle it. capital of the new country. These events act as a backdrop and form a solid framework for Tecle Misghina’s research – which is not only meticulous but emotionally involved – of which this book is a well-documented summary. Her research is important in that it reconfigures and puts in order various documents, both known and unpublished, in order to build up a chronology and an armoury of references that are indispensable for anyone wishing to carry out further studies on the Eritrean capital. For a project developed within a Doctoral programme, this is, in my opinion, the most important outcome of her research. Piero Ostilio Rossi, Director of the Department of Architecture and Design, Sapienza Università di Roma  
  • L'ADC Monograph Series#2 (eng): Five Easy Pieces dedicated to Ludovico Quaroni
    2014

    Five easy pieces dedicated to Ludovico QuaroniMonograph by Lucio Valerio BarberaIn every style: “... At that time we were young and possessed of fixed ideas, and for us the name Quaroni was associated with three things that were far removed from the idea of modernity, an idea we reckoned was worth fighting and scheming for. First there was the village of “La Martellaâ€, with its cultivated, pedantic pattern of little peasant farmers’ [...] Then there was the Olivetti-inspired movement ‘Comunità’, to which we knew Quaroni had to some extent subscribed to [...] Thirdly, there was the “Tiburtino†residential district; when I visited it, I got the impression that it was an obvious showcase for provincial affectation; anything but part of a modern city.Charisma: Quaroni was sitting next to De Carlo, and had raised his upper body, leaning over the table as if it was some massive slab of rock; he had listened to De Carlo’s address humbly and attentively, following every word. Now his face took on a different expression; he frowned, his brows knitted, his chin tucked in. Slowly, he uttered a single sentence: “Asserting my prerogative as Chairman of this Seminar, I reserve the right not to speak.â€Not to speak. A murmur greeted his statement.Schubert was stupid: A few weeks later I went to visit Ludovico in his studio where he was finding room for a large stack of records; he had piled them up on a chair next to his record-player, and the stack was wobbling dangerously. I don’t remember exactly why I had gone to see him, but even at the time I soon forgot the reason; I hurried to help him with this enormous pile of music, and my curiosity was aroused – I had myself only a meager stock of records and a great desire to hear more.Elective misunderstandings: Quaroni had had a flash of fondness when I had told him about my coming journey to Milan and my visit to the BBPR studio. “Give Lodovico my best wishes (Lodovico with an ‘o’ not with a ‘u’ like me). I haven’t seen him since he was teaching in Venice. I’d really like to get in touch with him again. Just think – I met him in 1938 in EUR. Or was it 1939? ...Letzte Lieder: All the Lieder composers, then, have objectively speaking written their last songs, their Letzte Lieder. But for most music lovers ‘last songs’ means above all the Vier Letzte Lieder, the ‘Four Last Songs’, for soprano and orchestra, by Richard Strauss, written in 1947 when the composer was eighty-three years old. Music critics are agreed that Strauss, in his old age, had regained his full creative powers; the music shrouds the words in a vibrant atmosphere of melancholy, and the last song of all is pointedly entitled Im Abendrot: ‘In the Twilight’. We would all like to see our own Master do likewise. E-book and paper copy
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